Colpevole d’alpinismo

Colpevole d’alpinismo

  • Autore: Denis Urubko
  • Collana: Campo/Quattro
  • Editore: Priuli & Verlucca
  • Pagine: 336
  • Anno: 2011
  • Formato: 14x21,5 cm
  • ISBN: 978-88-8068-489-3
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Denis Urubko è oggi un dei più grandi interpreti dell’alpinismo mondiale per la tipologia e la difficoltà delle sue salite realizzate in puro stile alpino. Fuoriclasse di origini russe, dopo una prima forte passione per il teatro e la recitazione, Urubko si forma alpinisticamente sulle montagne del Caucaso, severe, selvagge e difficilmente accessibili, poi nell’isola di Sachalin e infine si trasferisce in Kazakistan nel 1993, inseguendo un sogno.  All’arrivo della cartolina militare, disertore in patria ed esule in Kazakistan, Urubko cerca di entrare a fare parte del gruppo sportivo dell’esercito kazako, noto per essere l’unico reparto d’alpinismo di tutta l’ex Unione Sovietica. Vive momenti molto difficili – economicamente e personalmente – prima di riuscire a ottenere il permesso di residenza, essere infine arruolato e dedicarsi a tempo pieno all’alpinismo. Nel 1999 conosce Simone Moro, con il quale instaura subito un rapporto di grande stima e reciproco rispetto. È con Simone che conosce prima le Alpi e poi muove i primi passi in Himalaya e Karakorum, teatro delle sue più importanti dichiarazioni di stile. Uno stile pulito, alpino, per realizzazioni ideali su linee eleganti, prime assolute, prime invernali, in solitaria e in velocità.  In questo libro la brillante penna di Urubko ci racconta le sue prime grandi imprese, per lo più salite solitarie e in velocità, nei territori dell’ex Unione Sovietica, in ambienti molto selvaggi, poco frequentati, dove le temperature scendono fino a decine di gradi sotto lo zero. Teatro di queste ascensioni sono montagne come il Belucha 4506 m (Altaj, Siberia meridionale), il Khan-Tengri 7010 m (Tien Shan, la montagna più alta del Kazakistan), la Klyuchevskaya Sopka4850 m (il più alto di tutti i vulcani della penisola Kamchatka), il Pik Ordzhonikidze 4410 m e il Pik Majakovskij 4208 m (altre montagne del Tien Shan). Ma ciò che più interessa nella lettura di queste avventure è lo stile di vita di un giovane che, a dispetto delle difficoltà economiche e attrezzato con equipaggiamento a volte davvero obsoleto, riesce a superare tappe di splendida audacia. Ciò gli permetterà, in seguito, di accedere alle montagne più alte del mondo, quelle dell’Himalaya e del Karakorum, e di compiervi imprese che già ora sono leggendarie. Il racconto è caratterizzato dal continuo inseguimento dei suoi sogni, per vivere una vita in cui si mescolano ambizione, idealismo e concretezza. Il risultato è una prosa spesso assai intensa, in ogni caso sempre scorrevole, intima e riflessiva, punteggiata da un fine e caratteristico umorismo. Dopo la lettura di questo libro, come per lo humor inglese, potremo parlare di umorismo « russo ».     

AUTORE

Denis Urubko è nato il 29 luglio 1973 a Nevinnomyssk (Caucaso settentrionale, Russia). In questa cittadina frequenta le scuole e sui rilievi attorno compie le sue prime escursioni assieme al padre che lo porta con sé a caccia e a pesca. Poi partecipa alle gite organizzate dal Touring Club locale: in queste occasioni riesce anche a salire due facili montagne. A causa di fastidiosi e preoccupanti sintomi di asma, i genitori decidono di cambiare zona climatica. La famiglia si trasferisce nel 1986 nella parte meridionale dell’isola di Sachalin, dove Urubko frequenta le scuole superiori e incomincia ad arrampicare assieme ai gruppi sportivi di Vladivostok. Si iscrive anche al locale club alpino e partecipa ad ascensioni e spedizioni. Il 3 gennaio 1993 si trasferisce ad Almaty, in Kazakistan. Sono anni difficili a causa del collasso dell’URSS, ma ormai Denis ha deciso: vuole fare alpinismo e migliorare, diventare qualcuno in questo campo. Sale dapprima la via normale del Pik Mramornaja Stena (6400 m) poi due volte la normale del Khan-Tengri (7010 m). Nel 1999 incontra l’alpinista italiano Simone Moro ad Almaty e nel 2000 è con lui in una spedizione all’Everest. Inizia così la lunga serie di ascensioni alle montagne di Ottomila metri dell’Himalaya e del Karakorum, talvolta con l’apertura di nuovi itinerari, come la parete sud-ovest del Broad Peak (2005), la parete nord-est del Manaslu (2006) oppure ancora la meravigliosa parete sud-est del Cho Oyu (2009), montagna con la quale termina la salita di tutti i 14 Ottomila. È il quindicesimo alpinista al mondo a riuscirci, l’ottavo a compiere questa impresa senza mai aver usato ossigeno supplementare. Assieme a Simone Moro riesce nella spettacolare prima ascensione invernale del Makalu (2009). Tenente nel Club Sportivo dell’esercito kazako, sportivo professionista, attore specializzato e cameraman. Attualmente è sposato, con due figli e vive ad Almaty.

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